
È il terzo giorno del viaggio #Memoranda, organizzato, promosso e finanziato dal Municipio XI. La strada che porta a Monte Sole, in provincia di Bologna, è avvolta da un’atmosfera quasi sacra, un silenzio che pesa come un ricordo antico, un dolore che non può essere cancellato. Alunni, professori, l’assessora Giulia Fainella e il presidente Gianluca Lanzi sono qui per onorare la strage di Marzabotto, una delle pagine più oscure della Seconda Guerra Mondiale. Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, le truppe naziste rastrellarono il territorio, alla ricerca di partigiani. Ma in realtà perpetrarono un massacro: oltre 800 civili, tra cui donne, bambini e anziani, furono brutalmente uccisi. Case distrutte, famiglie decimate, vite spezzate. Un orrore che nessuno riuscì a fermare. Queste tragedie ci insegnano che l’indifferenza è l’arma più pericolosa contro l’umanità.
“Il ricordo di questa barbarie non può restare confinato ai luoghi che oggi ci accolgono. Questi sono solo simboli, la memoria si costruisce con le storie, le testimonianze, le voci di chi ha vissuto la sofferenza. La nostra missione è fare in modo che queste storie non vengano mai sepolte” ha affermato Daniela Marianello, consigliera e professoressa al liceo scientifico Keplero.
Per non dimenticare, oggi ascoltiamo quelle voci. Gli occhi degli studenti sono rivolti verso il passato, mentre si ricorda Gilberto Fabbri, che nel 1944 aveva solo 14 anni. Sopravvissuto alla strage, fu catturato dai nazisti, ma riuscì a fuggire dopo un attacco con bombe a mano. Ferito e nascosto per ore, assistette alla morte di molti altri. Perdeva non solo la famiglia, ma anche la sua innocenza. La sua testimonianza, come quella di molti altri, ha permesso di fare luce su uno degli episodi più gravi di violenza della Seconda Guerra Mondiale. Quante voci sono rimaste inascoltate? Quanti destini non hanno avuto giustizia?
Il percorso prosegue verso il cimitero di Casaglia, dove oltre 80 civili, tra cui numerosi bambini, furono massacrati dalle truppe naziste. Ogni passo su questa terra ricorda il dolore di quelle vite stroncate prematuramente. È impossibile ignorare la sofferenza che ha segnato questi luoghi.
Tra una sosta e l’altra, gli studenti parlano delle loro esperienze, di chi sono e di chi vogliono diventare. Condividono i loro pensieri sul mondo di oggi, sui pregiudizi e le difficoltà che ancora devono affrontare. Un dialogo che, anche nel suo silenzio, mostra quanto il presente possa essere influenzato da ciò che è stato.
Al termine di questa esperienza, arriviamo al Sacrario ai Caduti di Marzabotto, un luogo che invita alla riflessione e al rispetto. Qui avviene una sosta per rendere omaggio alle vittime. Ma ricordare non basta. Si deve fare di più: bisogna impegnarsi ogni giorno affinché il dolore di queste vittime non venga mai dimenticato. La memoria non è solo un atto che riguarda il passato, ma una sfida quotidiana che ci impegna nel presente, per garantire che le atrocità di Marzabotto e di tutte le atrocità del nazifascismo non vengano mai cancellate. Ogni passo in questo luogo è un impegno che conduce verso un futuro di giustizia, dove il ricordo di queste vite spezzate diventa una lezione per le generazioni a venire.