
Ha avuto l’incredibile forza di parlare pubblicamente della violenza sessuale subìta. Per prima. Oggi, l’ex ostaggio Amit Soussana, sopravvissuta a 55 giorni di prigionia e di dolore, si impegna strenuamente per il rilascio di coloro che sono ancora trattenuti da Hamas, a Gaza. E proprio per il suo coraggio e la sua straordinaria forza d’animo che è stata premiata con l’International Women of Courage Award, premio consegnato direttamente dalla First Lady Melania Trump, presente insieme al Segretario di Stato Usa, Marco Rubio, durante la cerimonia presso il Dipartimento di Stato americano.
“Questo è un onore che non avrei mai immaginato di ricevere e che vorrei non dover accettare in queste circostanze. Mi chiamo Amit Soussana e sono una sopravvissuta. – ha raccontato la giovane donna – Dal 7 ottobre il mio mondo è cambiato, per sempre. Sono stata presa in ostaggio da Hamas e tenuta prigioniera per 55 giorni. 55 giorni di dolore, di paura e di privazione di ogni libertà che una volta davo per scontata. Durante la prigionia, non avevo alcun controllo sul mio corpo, nessun controllo sulla mia vita. Ho resistito come meglio potevo, ma non è stato abbastanza per fermare quello che mi è successo. – ha aggiunto – L’oscurità era soffocante, ma anche in quell’oscurità c’era una cosa che non avrebbero mai potuto portarmi via: la forza che mia madre mi ha instillato, la convinzione che dobbiamo sempre difendere ciò che è giusto, a qualunque costo”.
Soussana ha definito la cerimonia di premiazione come un “momento profondamente doloroso” perché “mentre sono qui, i miei amici restano nell’oscurità. 543 lunghi giorni e notti. Stanno ancora soffrendo, ancora aspettando, ancora sperando. Le loro voci restano inascoltate, quindi parlerò per loro. – ha affermato – Non possiamo andare avanti finché non saranno liberi. Ho giurato che, se fossi sopravvissuta, non sarei mai rimasta in silenzio. Avrei parlato non solo per me stessa, ma per ogni donna che era stata messa a tacere. – ha detto – Quando ho raccontato la mia storia per la prima volta, volevo solo sensibilizzare l’opinione pubblica sugli orrori della prigionia e sul terrore del 7 ottobre, ma la mia storia è diventata parte di un discorso molto più ampio, sulla violenza sessuale, sulla guerra e sull’inimmaginabile forza delle donne di fronte alla brutalità”.
“In Israele stiamo per celebrare Pesach – la Pasqua ebraica – la storia della liberazione dalla schiavitù. Ma questo sarà anche il secondo Pesach in cui gli ostaggi saranno ancora prigionieri”. “Accetto questo premio, non per me stessa, ma in nome di tutte le donne coraggiose di Israele, le donne che resistono, che hanno guidato, che si sono rifiutate di mollare. Le donne sono più forti. Siamo il genere più forte, non perché non proviamo dolore, ma perché ci rialziamo, perché combattiamo, non solo per noi stesse, ma per coloro che non possono combattere per se stessi”. – ha concluso Soussana – “Invito il mondo ad agire per riportare a casa gli ostaggi ora, non domani né la prossima settimana. Ora”.